giovedì , dicembre 13 2018
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Paura, come vincerla con lo yoga – Lucca in Diretta

Ma nella nostra epoca è pure diffusa una paura latente, priva di un fondamento e una causa chiari, che si percepisce senza che ne possiamo raffigurare chiaramente i confini e che pericolosamente soverchia e inibisce la padronanza di sé e delle proprie scelte. Lo yoga ci insegna a non fuggire di fronte alla paura. Consideriamola come una manifestazione esterna a noi: non è facile vedere che c’è la paura, ma non ci identifichiamo con essa – non siamo la paura -, e perseverando in questa concentrazione avremo successo. Infatti potremo capire che non vi siamo totalmente immersi e non agiremo per reazione: proviamo a guardarla senza opporci, senza volerla combattere, ma considerando con attenzione in quale parte del corpo la paura tende a rintanarsi. Allora comprenderemo che è una massa di energia che si è bloccata e che mentre la osserviamo perderà la sua compattezza e nel bel mezzo delle tenebre apparirà uno spiraglio di luce. Le energie che in un moto difensivo tendevano a rivolgersi all’esterno, a cercare un nemico da sconfiggere, cambiano improvvisamente direzione e si ristrutturano all’interno. Questo è il momento del lavoro, dell’ascolto, appunto dello yoga. Lo yoga ratna, basato sul linguaggio simbolico dello yoga, mira a risvegliare quel tesoro che giace latente nella profondità del nostro essere per portarlo in superficie. Il simbolo è già dentro di noi e si risveglia nel mantenimento delle forme, agisce al di là di ogni spiegazione razionale perché è inscritto in ogni essere vivente. Naturalmente se c’è anche la coscienza di ciò che viene rappresentato il risultato sarà maggiore e sempre più intenso. Dunque iniziamo la pratica, considerando che non agirà solo sul piano fisico, ma ogni azione avrà la sua ripercussione anche a livello più sottile, sul piano simbolico che, come ci insegna lo yoga ratna, favorisce la consapevolezza della relazione profonda tra la coscienza e il subcosciente e ci fa entrare in contatto con le dinamiche più profonde della nostra interiorità. La parola sanscrita ratna è riferita a qualcosa di prezioso come una gemma, un tesoro, un gioiello. Saranno presenti asana, cioè posizioni mantenute per un certo tempo nell’immobilità, accordate in una sequenza che permetta un’attivazione energetica e un’acquisizione graduale di consapevolezza. 
Abhaja mudra (Il gesto che dissipa la paura). Sedetevi in una posizione confortevole, con le gambe incrociate, ben stabili a terra; raddrizzate il busto e aprite le spalle sentendo il vertice del capo attirato su dall’alto e il coccige tirato a sé dalla terra. Le mani sono in grembo, appena sotto l’ombelico, la destra sta sopra, con i palmi rivolti al cielo. Ascoltate il vostro respiro spontaneo e lasciate che divenga calmo e regolare. Una lenta inspirazione vi farà spostare il gomito destro verso l’esterno, l’avambraccio salirà verso l’alto e il palmo della mano (all’altezza della spalla) guarderà in avanti. La vostra mano diventerà uno specchio su cui proiettare le vostre paure, dalle più grandi alle più banali. Mantenete la posizione finché sentite che deve svolgere la sua funzione e poi lentamente lasciatela riportando nell’esalazione una mano sull’altra. E rimanete ancora ad ascoltare.
Sarduli mudra (la mitica madre delle tigri, colei che esprime il massimo della flessibilità e della forza). Carponi, posizionate le mani e le ginocchia divaricate come la misura delle spalle e distanti tra loro come la lunghezza del busto. Sentite il respiro dentro l’addome e inspirando inarcate la schiena (l’addome è attirato dalla terra) ed espirando arrotondatela (l’addome viene spinto da voi verso l’alto); il movimento parte sempre dal coccige, poi si espande nel bacino, nella parte dorsale e verso il collo, la testa è sempre l’ultima a muoversi sia in una fase che nell’altra. Il movimento è guidato dal respiro e il gesto si ripete più volte. Vi sollevate in piedi e lasciate emergere la prossima posizione.
Ratri asana. Ratri è la dea della notte che appare dopo il tramonto del sole e protegge dall’oscurità, guidando verso l’ascolto profondo. In piedi, distribuite il peso del corpo uniformemente sui due piedi lasciando tra i due uno spazio pari alla misura delle spalle. Inspirando stendete le braccia in avanti e, sovrapponendo il palmo di una mano sul dorso dell’altra, portatele sulla sommità del capo tenendo i gomiti uniti. Espirando flettete il busto in avanti e portate i gomiti fra le ginocchia un poco flesse mentre il bacino scende leggermente. Mantenete la posizione con respiri calmi e regolari, mentre il buio porta l’attenzione all’interno. Una volta lasciata l’asana, percepite l’eco che ha lasciato in voi e visualizzate l’impronta energetica rimasta nell’aria.
Bairavi asana (Bairavi è la dea spaventosa che produce terrore e viene venerata per propiziarsela e liberarsi dalla paura). Scaricando il peso del corpo sul piede destro, sollevate la gamba sinistra flessa e le braccia. Il ginocchio sinistro si apre verso l’esterno e la punta del piede si spinge verso l’alto, mentre i gomiti si flettono e si aprono verso l’esterno e le dita delle mani diventano degli uncini che graffiano l’aria. Gli occhi sono aperti e sbarrati: viso e corpo incutono paura. Tenete la posizione per una decina di respiri e poi espirando ritornate e la ripetete con le stesse modalità sull’altro lato. Una volta lasciata l’asana, con le palpebre abbassate, rivedete l’impronta energetica che è rimasta nell’aria. Gli dei e le dee della mitologia hindù sono simboli cui riferirsi per stimolare le energie che li caratterizzano. Nello Yoga Ratna attraverso le asana il corpo assume forme che tendono a risvegliare quell’energia che giace latente dentro ognuno, sia che si tratti di divinità che di eroi ed eroine, di saggi e sagge, di piante ed animali. Ed il simbolo ci permette di accostarci al nostro vivere quotidiano nei suoi aspetti emozionali oltre che fisici permettendoci una presa di coscienza se la pratica è ripetuta per un certo periodo di tempo.
Duryodhana asana (Duryodhana è un potente guerriero che guidò i principi Kaurava) L’inspirazione allunga vigorosamente il busto verso l’alto e si tendono in alto le braccia e le mani espirando si chiudono a pugno con forza; la gamba sinistra si sposta indietro e la destra si flette. Il peso è ben bilanciato sulle due gambe e sui due piedi ed allora il braccio destro si piega ed il gomito è sulla linea della spalla mentre il pugno è sul lato destro del torace. Il guerriero tiene nella mano destra lo scudo nella sinistra una lancia. La posizione dà forza e calore al corpo intero e si mantiene con respiri calmi e regolari. Una volta lasciata, ripetetela sull’altro lato con le stesse modalità e mantenendo gli stessi tempi. Infine conservatela ancora un poco all’interno. Lasciate ora che le ginocchia si flettano e pian piano si avvicinino a terra dove già si sono appoggiate le mani e sedete con le caviglie incrociate raddrizzando il busto ed ascoltando il respiro.
Sapurna purvottana asana (l’estensione verso l’est, la luce, il punto dove nasce il sole). Portate le mani dietro la schiena il più possibile vicine l’una all’altra con i palmi a terra (oppure i pugni se avvertite dolore lasciando giù le mani) e facendo forza sulle mani mentre inspirate sollevate il bacino da terra e create due linee diritte dalle spalle alle ginocchia mentre il volto si volge verso il cielo ed il bell’arco del corpo si apre. Sentite il respiro espandersi in tutta la parte anteriore del corpo e mantenete la forma con respiri calmi e regolari finché non sentite che è giunto il momento di lasciarla e allora lo farete con un’espirazione lenta che riporta prima la testa in avanti e poi il bacino a terra. Restate in ascolto del vostro respiro e percepite il filo di energia che si è mosso ed è ancora presente nell’aria. Concludete la sequenza sdraiandovi con la schiena a terra per un breve rilassamento. In posizione supina divaricate un poco le gambe portando le punte dei piedi verso l’esterno, distanziate leggermente le braccia dal corpo e, se è possibile, ponete i palmi delle mani verso l’alto, lasciando che le scapole si adagino a terra. Concentratevi sui piedi e sulle gambe ed inspirando nell’addome contraete ogni muscolo; espirando abbandonate completamente e rilassate. Concentratevi sulle mani e stringete forte i pugni fino a sentire che la forza dai pugni risale nelle braccia e nelle spalle; inspirate espandendo il torace ed espirando rilassate. Inspirate ed espirando lasciate cadere la testa verso sinistra; inspirando riportatela diritta ed espirando fatela cadere verso destra; sentite i lineamenti del viso distendersi e alleggerirsi da ogni tensione. Restate ad osservare l’abbandono totale del vostro corpo, la sua pesantezza enorme e percepite il vostro respiro spontaneo: guardatevi respirare.

Patrizia Martinelli 
insegnante yoga

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