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La piccola erboristeria di Montmartre è a Parigi

Parigi val bene un romanzo, un romanzo di esordio, quello di Donatella Rizzati.

“ci sono giorni in cui Parigi è una festa mobile” diceva Hemingway, cielo azzurrissimo aria frizzante… e giorni in cui il suo cielo scuro, l’aria « giallognola » e « malata » spinge quasi a scappare via, può essere inquietante Parigi, indurre alla malinconia, quella malinconia de « Lo spleen di Parigi » di Baudelaire con tutta quella folla di vite miserabili (impressionante il numero di manifesti di persone scomparse affissi in metropolitanta) e solitarie.

La Parigi di cui ci racconta Donatella però è una città solare, quella di Hemingway, è la città-rifugio della protagonista: Viola Consalvi che dopo alcuni anni di lontananza vi fa ritorno per poter ricominciare e la descrive bene Donatella questa Parigi a cui la sua protagonista (ma anche lei credo io) sembra fare una dichiarazione d’amore:

Que tu dormes encor dans les draps du matin,

Lourde, obscure, enrhumée, ou que tu te pavanes

Dans les voiles du soir passementés d’or fin,

Je t’aime, ô capitale infâme ! […]

Così direbbe Baudelaire.

Il lettore quindi si troverà per tutta la storia catapultato nell’atmosfera di una città raffinata con i suoi bistrot, il jazz, il quartiere latino, e non solo, questo romanzo è un vero e proprio rito di iniziazione alla naturopatia, l’iridologia, il reiki, pratiche per curare anima e corpo in una dimensione ancestrale.

Una cornice perfetta per la storia di questa giovane donna che a soli trentadue anni è come se avesse vissuto almeno tre vite differenti.

La famiglia Consalvi è una famiglia della Roma bene, il padre di Viola è un noto cardiologo della capitale, la mamma una donna totalmente votata al ruolo di moglie più che a quello di madre. Un futuro da medico, questo ci si aspettava da Viola, seguire le orme paterne e assicurarsi un domani fatto di certezze e agi.

Le cose non andranno così però, la nostra protagonista non riesce a vedere nella medicina tradizionale del padre la sua vocazione, lei vuole andare oltre, vuole qualcosa che le permetta di curare gli altri partendo dalle radici, dalla natura, per questo compirà un vero e proprio atto di ribellione verso la famiglia e scapperà a Parigi a studiare naturopatia.

La natura per curare, la natura per trovare se stessi, un humus in cui far germogliare e coltivare sogni e speranze.

Un primo dolore caratterizza questo racconto, il dolore per la « perdita » della famiglia che decide di non accettare le scelte di Viola.

Proseguendo c’è invece la scoperta dell’amore, l’amore vero, sincero, quello della vita e sono anni magnifici in cui il tempo sembra volare e quasi ci si dimentica di quella ferita lasciata dal vuoto dei genitori che non condivideranno nessun momento felice della figlia.

“Non esiste una cura per la perdita di un grande amore, piccola mia. Il vuoto che lascia l’assenza è incolmabile, e tale resterà per sempre. Possiamo soltanto tentare di superarlo e lasciare che a poco a poco il vuoto faccia parte di noi come una nuova presenza, diversa certo, dolorosa, ma pur sempre una presenza.”

Così dirà Giséle a Viola qualche anno dopo quando invece Viola farà i conti con la fine di un amore, con l’elaborazione del lutto.

D’amore, parla d’amore questo romanzo, ma non è mai un amore che si conquista con facilità, è un amore difficile invece; di amicizia, parla anche di amicizia e questo invece è un sentimento che spicca tra tutti perché supera ogni ostacolo e sopravvive alle intemperie della vita, è più forte dei legami familiari.

Un romanzo d’amore e di amicizia scritto senza toni melensi o melodrammatici, ogni capitolo ha una ricetta per tisane o preparati come i fiori di Bach, una ricetta per ogni sentimento da “recuperare”.

Donne coraggiose, diverse e di diverse età che vivono le loro vite e ti coinvolgono per forza nei loro fremiti, nelle paure, nelle gioie piccole e grandi a te che leggi e nell’una o nell’altra almeno un po’ finisci per identificarti (io sono andata per la prima volta in erboristeria a farmi fare un preparato con i fiori di bach dopo la lettura!).

Donatella ha una scrittura raffinata eppure lineare, anzi, “limpida”, bella. Senti gli odori e i sapori di questa Parigi e ti innamori irrimediabilmente di Romain uno dei personaggi maschili del romanzo che avrà un ruolo importante in questa rinascita di Viola.

E legge anche Infinite Jest questo Romain e a me piace tanto! Più per questo che per il suo aspetto che pure conquista le lettrici e preoccuperebbe i lettori se vedessero uno come lui girare intorno alle proprie mogli! Romain come Romain Gary (o Roman Polanski mi spiega Donatella)

“Certe volte avevo paura perché avevo ancora molta vita davanti a me e che promessa potevo mai fare a me stesso, io, povero uomo, se è Dio che tiene in mano la gomma da cancellare” (cit. da La vita davanti a sé di Romain Gary).

Sono sicura che Viola ha fatto mille volte questo pensiero prima di darsi una risposta e forse è l’interrogativo che ci lascia la storia, che promesse possiamo fare a noi stessi? Di certo la promessa di vivere con coraggio, la promessa di darsi sempre un’altra opportunità come hanno fatto tutti nel romanzo di esordio di Donatella Rizzati, l’altro messaggio è tornate a Parigi se mancate da tempo (come me) per cercare la Parigi che reagisce, quella ostinata e battagliera del film di Cédric Klapisch “Paris” che voglio rivedere il prossimo weekend.

Dopo un anno Donatella è oramai mia amica, sta scrivendo un secondo romanzo e io sono sicura che mi conquisterà ancora.

La piccola erboristeria di MontmartreDonatella Rizzati – Mondadori 2016

P. S. il libro è stato già tradotto in diverse lingue.

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